Un anno fa avevamo intervistato Ferdinando Morabito, autore 30enne calabrese e residente a Roma per parlare del suo libro Precari a tempo indeterminato (qui l’articolo) (Sensoinverso edizioni, 2010), romanzo attuale più che mai incentrato sull’idea di precarietà a 360 gradi. Ora, a 12 mesi di distanza, lo abbiamo ricontattato perché il suo romanzo è stato tradotto in immagini e trasformato in cortometraggio dal titolo Precarietà a tempo indeterminato a firma del giovane regista Accursio Graffeo, 26enne siciliano originario di Sciacca. Il corto, finanziato da sindacato Fna e assolutamente low cost con un budget di appena 1500 euro (per il noleggio delle attrezzature, il catering e i rimborsi spese simbolici) e un cast di attori volontari, sarà presentato a settembre a Roma e si concentra sul primo episodio del romanzo, ambientato in una festa in casa tra amici, un gruppo di giovani tra i 20 e i 30 anni, un’occasione che diventa spaccato di vita assolutamente contemporanea.
Diamo la parola all’autore Ferdinando Morabito:
Dalle parole alle immagini: come mai questa scelta?
«E’ nata parlando con il regista Accursio Graffeo, mio amico fraterno da 6 anni, abbiamo condiviso la stanza quando eravamo alla casa dello studente, a Roma, negli anni dell’università. L’idea è quella di creare una serie di 10 corti legati ai personaggi del libro. Infatti il primo cortometraggio è in sé compiuto, ma lascia aperta la storia».
Hai anche curato la sceneggiatura del corto: com’è stato?
«Ho pensato di introdurre la figura del Narratore, a differenza del libro, inoltre non ho voluto stravolgere il libro ma ho rimodellato alcune cose per esigenze visive, assecondando la creatività del regista ma mantenendo il senso del romanzo…».
E il suo messaggio…
«Esatto. La festa all’inizio del film è una sorta di metafora di questo tempo, dove tutto appare gioioso ma niente sembra in grado di garantire un minimo di stabilità futura, generando stanchezza. E in cui la precarietà permea ogni ambito della nostra vita,non solo a livello professionale ma anche nelle relazioni».
Sei precario anche tu, lavorativamente parlando?
«Per fortuna no, mi è andata bene. Lavoro come addetto stampa della Fna e come portavoce del presidente, e il patronato da sempre mi dà fiducia, sia per il libro che per il corto, che ha finanziato interamente. in più mi sto dedicando anche alla scrittura, la mia passione, gratificante anche se faticosa perché ci lavoro di sera e nel week end».
E come la vedi la situazione lavoro per i giovani oggi?
«Che su 10 solo 2 hanno il contratto a tempo indeterminato, è una cosa che si sa ma che, rimarcata ogni volta, non fa bene. In questo il libro è stato profetico, ma credo che abbattersi non sia una soluzione. Conosco tante persone in gamba che non lavorano ma penso che le cose debbano e possano cambiare e che ognuno possa avere un’opportunità. In questo, anche libro e corto terminando in modo ottimistico, senza rassegnazione ma con speranza».
Ecco il punto di vista del regista, Accursio Graffeo:
Com’è stato girato il corto?
«Abbiamo usato una C300, l’ultima macchina Canon, costosissima, che dà effetto pellicola anche se gira in digitale. È stata una fida per noi perché abbiamo anche dovuto studiarla in appena 2 giorni, il tempo di girare il corto».
Pochissimo tempo…
«Sì, il lavoro maggiore è sempre quello di pre-produzione e post-produzione. Nella pre-produzione abbiamo dovuto selezionare 11 attori e non è stato semplice. Li abbiamo scelti con cura perché ognuno di loro, in futuro, sarà protagonista di un corto.. Poi non è stato semplice girare le scene notturne di giorno, sfruttando le 24 ore per ridurre i costi di noleggio della macchina da presa. La post-produzione, invece, è ancora in corso, ci manca la color correction e ci affideremo a dei professionisti».
E lo staff come lo avete trovato?
«Ho scelto persone con cui avevo lavorato in passato. L’operatore l’avevo conosciuto durante un videoclip, il direttore della fotografia in un precedente progetto, si tratta di una ragazza e a mio avviso le donne hanno una sensibilità maggiore sull’uso di luci e ombre.
È stato difficile amalgamarvi tutti?
No, ma stiamo approfondendo la conoscenza attraverso un gruppo chiuso su Facebook, per continuare a conoscerci per poter lavorare sempre meglio in futuro».
Questo cortometraggio adesso dove andrà?
«A settembre lo presenteremo a Roma insieme al libro e poi lo porteremo in altre location della Capitale e, speriamo, nel resto d’Italia. L’idea poi è quella di presentarlo a concorsi di una certa importanza, mirati».
Raccontaci anche qualcosa di te: dove hai studiato e che lavori hai fatto finora?
«Mi sono laureato 2 anni fa all’Accademia delle Belle Arti di Roma in Grafica e Pittura, poi ho scelto materie legate alla regia e al montaggio perché ho una passione per l’aspetto cinematografico. Ho vinto un premio, Efebo Doc, per il miglior documentario su Accursio Miraglia nel Festival Efebocorto 2012, sindacalista ucciso dalla mafia nel 1957, girato in 5 giorni con zero budget».
E ora che progetti hai?
«Finora mi sono dedicato alla regia, anche per alcuni enti istituzionali, e ad alcuni progetti di grafica, e ora vorrei fare ulteriori esperienze lavorando sull’aspetto creativo».