Milano città dove ogni cosa ha un prezzo esagerato? Forse una certa Milano. Forse una volta più che adesso. Complice la crisi, ma non solo. Anche il fatto di ripensare, alla luce appunto della cosiddetta crisi, i consumi, gli sprechi e grazie alla voglia di godersi una città che ha da offrire molto più di quanto si possa immaginare.
Ne parliamo con Mimì Fortuna che ha scritto la guida Milano quasi gratis edita dal Corriere della Sera e Vivimilano. Costo 3,80 euro (in linea con le indicazioni low cost che vengono date all’interno) e che si potrà acquistare nelle edicole milanesi fino al 23 luglio. (In caso vi dicano che non c’è - suggerisce Mimì - chiedete di ordinarla).
Nell'introduzione scrivi che la guida è nata dalla voglia di dimostrare che il capoluogo meneghino non è così caro come si crede. C’era proprio questa necessità?
«Secondo me sì, anche per capire se è mai possibile che a Milano i ristoranti e i locali considerati poco cari prevedano comunque una spesa di 30 euro. Mi son chiesta se ci fosse invece un'alternativa visto che io stessa, come i miei amici, vivo con meno di 10 euro al giorno. Mi sembrava che si proiettasse un’immagine di lusso che non ci apparteneva più. Per quanto mi riguarda, mi sono sempre trovata nella situazione di spendere il meno possibile. Prima era quasi una vergogna vivere con poco, mentre la gente sta iniziando a sdoganare questa cosa. Scelta che comunque anche i giovani, se ci pensi, hanno fatto negli anni e nel corso delle varie mode. Prendiamo gli emo: hanno fatto un vanto del “vestirsi male” con abiti anche usati. Tornando a Milano, la parte che ho sempre odiato è la Milano fighetta, quella in cui girano tanti soldi, per la quale c’è solo un certo tipo di locali ecc…fortunatamente è un’immagine che sta cambiando anche perché Milano in Italia è secondo me la città in cui c’è più integrazione. Nei locali che cito nella guida (che non hanno pagato per esserci) ho visto gente che, pur senza soldi, chiedeva un panino e lo riceveva, senza tante storie».
Nell'intro si parla anche di "filosofia da terza classe del Titanic". Come metafora è molto esplicita. Ci spieghi comunque meglio cosa intendi dire?
«Nella terza classe del Titanic ci si divertiva pur essendo poveri, e senza grosse pretese. Quello che voglio dire è che il “quasi gratis” di cui parlo nel libro è l’anticonsumismo: non c’è bisogno di tanti soldi per vivere bene. Ci hanno insegnato che senza certe cose non potevamo vivere. In realtà non è così. Si tratta poi di una filosofia eco friendly in cui si educa la gente a non scialacquare e ad usufuire anche di quello che la città offre. Uscire con i mezzi è uno "sbattimento"? Ma siamo sicuri che con la macchina impieghiamo meno tempo e spendiamo meno? Una corsa in radiobus costa 2 euro, basta prenotarlo fino a 2 ore prima e il gioco è fatto. Io vivo senza macchina e così molta gente che conosco».
Pensi che i milanesi e chi ci venga a vivere conoscano poco la città?
«Dipende. Il milanese è furbo, ha trovato il suo modo di vivere la città e spesso, secondo me, ha poca voglia di condividerlo. Chi ha un sacco di soldi si vive un’altra Milano. Immagino anche che facciano delle cose bellissime, io le vedo mortalmente noiose, ma magari non è così. Credo che ci sia una fascia intermedia che sta imparando a viversi la città, ma quello che conta non è tanto il prezzo che fai (i locali recensiti nella guida fanno happy hour a massimo 8 euro e si parte da 5, anche sui “trendy” Navigli, ndr), ma anche come ti approcci ai clienti. Prendi la vineria in via Casale, zona Porta Genova, ho letto una recensione in cui si diceva che il servizio è nullo, e questo è triste. Si tratta di un posto in cui ok che non sei servito e riverito nel senso tradizionale del termine, ma hanno del vino buono, che viene dalle vigne vicine, ad un euro al bicchiere. Qual è il problema: bisogna alzarsi per andare a prenderlo? E come la mettiamo che è vino a filiera corta, a 2.70 euro al litro e che se vai con la tua bottiglia di vetro, ti viene addirittura riempita? Qui non paghi l’etichetta e premi il non spreco della plastica, la situazione economica e i ragazzi che hanno aperto la vineria. I locali che aprono e chiudono dopo poco, di cui si parla spesso, non sono questi, ma quelli da 10 euro a cocktail».
3 cose che adori di Milano?
«Adoro: la gente per la sua testa, più tranquilla rispetto ad altri posti e con la mentalità internazionale. La sua grandezza: non è ne troppo piccola né troppo grande, è ben servita e sta migliorando anche per i servizi notturni. E il tutto è stato fatto adesso che non ci sono soldi, figuriamoci se fosse stata fatto prima... E poi i Navigli, perché lì Milano diventa “paese”, c’è il rispetto reciproco e sono ad un minuto dal centro».
Personalmente concordo su tutte e 3. E cosa non ti piace e vorresti cambiasse?
«Non sopporto dei milanesi: come si lasciano trattare alcune cose e come non protestano quando gli vengono tolte. Un esempio: la fiera di Sinigallia, quando è stata spostata c’è stato grande clamore, ma in concreto si è fatto poco. Non mi piace il giro di soldi. Milano è in buona parte dominato da chi ha i soldi e fa quello che vuole e spesso è straniero. E poi la Milano fighetta che proprio non mi appartiene».
Tu hai sempre vissuto in città. C’è chi dice che sia cambiata in peggio. Che ne pensi?
«Chi lo dice non si accorge del cambiamento in meglio, io la vedo migliorata anche a livello di clima. Negli anni '90 la odiavo: c’era la speculazione edilizia. È stata trattata esclusivamente come fonte di soldi, ma adesso sta recuperando molto, chi ci vive dentro è abituato a lamentarsi, ma questo non è necessariamente un male. Secondo me sta diventando molto più pacifica, molto più cosmopolita, il traffico è ridotto, c’è un sacco di cose da fare».
Che riscontri hai avuto sulla guida? Cosa ti scrive la gente?
«È entusiasta. E quando leggo che un ragazzo che era di cattivo umore si è rallegrato non appena ha letto la guida mi fa piacere. Ha scritto “Finalmente qualcuno che vive Milano come la vivo io”».
P.S.: Ho divorato la guida, ben scritta e che in ogni pagina lascia trasparire un forte amore per Milano. Città in cui non sono nata né cresciuta, ma che ho imparato ad amare anche io, a dispetto di tutti quelli che quando glielo dico, mi guardano con l'aria estremamente perplessa e mi chiedono: "Ma sei sicura? A Milano non vedi il sole, c'è traffico e non ha niente di bello". Stereotipi. Bellissima la parte finale in cui l'autrice suggerisce una miriade di musei gratis e i posti per i primi appuntamenti con la persona che vi piace. Perché non tutto ha un costo. Soprattutto la passione.