Tasse che potrebbero addirittura raddoppiare, per gli universitari italiani, in seguito alle misure introdotte dalla spending review. Misure che sollevano polemiche e preoccupazioni, da parte del mondo universitario, dalle parti sociali e dal Web. 
A preoccupare è essenzialmente il comma 42 dell’articolo 7 del decreto legge 95 del 6 luglio 2012, che abolisce il tetto del 20% del Fondo finanziamento ordinario (Ffo) quale limite della tassazione per gli studenti iscritti in un ateneo pubblico (come prevedeva il Dpr 306 del 1997). Prima le tasse si calcolavano così: la somma delle tasse di un ateneo doveva essere inferiore al 20% del Ffo che arrivava all’ateneo. Adesso invece si mantiene il 20% ma cambiano gli altri 2 parametri: cioè non si considerano più le tasse di tutti gli studenti, ma solo di quelli comunitari in corso, escludendo così i fuori corso e gli extracomunitari (che, insieme, rappresentano il 40% degli iscritti nelle università italiane). E inoltre non si calcola più solo il Ffo,ma tutti i finanziamenti pubblici, con il risultato che tutti gli atenei, anche quelli che avevano sforato il tetto del 20% negli anni passati (oltre la metà delle università italiane), tornano a essere in regola (leggete in questo articolo cosa era successo all’Università di Pavia, quando gli studenti vinsero il ricorso al Tar).
TASSE ESORBITANTI, PIU' DI NOI SOLO GRAN BRETAGNA E BELGIO
«In sostanza», spiega Michele Orezzi, coordinatore dell’Udu, «le tasse potrebbero crescere del 50 o del 100% rispetto alle quote attuali, impedendo così a molti di iscriversi. Già ora, senza spending review, l’Italia è il terzo Paese in Europa dopo la Gran Bretagna e il Belgio con le tasse universitarie più alte. La misura sulle tasse è una rivoluzione epocale, una forma di liberalizzazione camuffata che non serve per risparmiare ma che, anzi, porterà l’ascensore sociale non solo a rimanere fermo, ma addirittura a rotolare pericolosamente».
Inoltre, le università che dovessero comunque sforare il tetto del 20%, secondo le misure della spending review saranno tenute a trasformare gli introiti "non dovuti" in borse di studio, misura che comunque non è facilmente controllabile. «Insomma, le tasse», prosgue Orezzi, «saranno potenzialmente liberalizzate e anche molto alte, gli studenti rimarranno indifesi perché di fatto non saranno più possibili i ricorsi al Tar, con questa misura delle borse di studio».
Un’altra misura nuova è quella che riguarda il numero chiuso. Verranno creati dei collegi di università e verranno accorpate le classifiche degli ammessi di più atenei (ad esempio Università di Genova con Università di Torino). «Questa scelta», prosegue Orezzi, «è volta ad arginare i ricorsi come quelli che l’Udu ha fatto e vinto in passato, ma non risolve lo strumento del numero chiuso in cui, a nostro avviso, la fortuna gioca una forte componente e non rende il test attendibile».
E se almeno è stata scongiurata l’ipotesi di taglio di ben 200 milioni di euro, la spending review mette i puntini sulle i anche per quel che riguarda le assunzioni, con un nuovo blocco. Il turn over di enti di ricerca e università – secondo l’articolo 14, commi 3 e 4 - è bloccato al 20% del personale andato in pensione fino al 2014 per aumentare al 50% nel 2015 e tornare al 100% nel 2016. inoltre, per gli atenei viene reintrodotto il controllo del MIUR sulle assunzioni con un’assegnazione annuale di un contingente a ciascun ateneo corrispondente alla verifica della possibilità di assumere e delle relative risorse e in un monitoraggio annuale da consegnare al Ministero dell’Economia e Finanze.
«Questa norma», si legge in un comunicato stampa della Flc Cgil, «blocca di fatto il reclutamento perché tra vincoli alla spesa e tagli delle dotazioni organiche non esiste alcuna possibilità di assumere già dal 2008. Non esiste al mondo un paese civile dove nelle università e nella ricerca si fermano le assunzioni per anni. Senza reclutamento infatti la ricerca muore. Il ripristino del controllo MIUR sulle assunzioni segna la fine acclarata dell'autonomia».
LA RETE SI SCATENA, TRA VERITA' E "BOCCALONI"
E intanto in questi giorni anche il Web si è scatenato, in particolare Twitter, con l’hashtag #spendingreview e i commenti piccati degli utenti. Da Antonio che twitta “ci stanno provando, sulla carta, vedremo nei fatti, perche' i soliti privilegi non sono stati nemmeno sfiorati”, a Juan Carlos che dice “Ostacoli enormi sia per le assunzioni sia per i contratti a tempo: l'università pubblica sarà sempre più piccola e farà sempre di meno”, mentre nelle scorse ore è dilagata – e poi rientrata - una polemica secondo la quale gli atenei private dovessero intascare denaro tolto a quelli pubblici. Una polemica basata su fondamenta inesistenti