Joomla Random Flash Module by DART Creations

Seguici su:

Venerdì 24 Maggio 2013

La Palestra di Walkonjob

Articoli

Camilla Rossi, dal dottorato in Sociologia al laboratorio di cake design

di Elisa Di Battista

Una laurea in Lingue all’Università di Bologna e un dottorato in Sociologia all’ateneo di Trento non sono bastati a Camilla Rossi, 30enne di Ravenna, per toglierle dalla testa un sogno: diventare pasticcera. Oggi, dopo tanta pratica e un anno di formazione a Londra in cake design, ha aperto una bottega nel centro della sua città, la Camilla Rossi Torte & co., gestendo tutto da sola e confezionando torte su ordinazione (qui il profilo FB, che aggiorna quotidianamente con foto e annuncia i dolci in preparazione). 

Camilla, raccontaci com’è nata la passione per i dolci…
«Mi piace cucinarli sin da quando ero bambina, anche se non ne mangio quasi mai. Durante gli anni dell’università cucinavo per me stessa, mentre durante il dottorato a Trento era proprio preparando brioches, cannoli e bignè in quantità industriali da portare in facoltà che sfogavo la frustrazione e lo stress. Ed è stato durante questi anni che ho maturato la consapevolezza della difficoltà di trovare lavoro in ambito accademico da un lato, e la soddisfazione che invece mi dava cucinare dolci dall’altro».


Dopo il dottorato come hai proseguito?
«Sono partita per Londra nel 2009: ho fatto prima gavetta in una bakery, dopo sono stata presa in stage alla Little Venice Company, una pasticceria che confeziona torte di compleanno per i reali e i Vip inglesi, e per me era un’ambizione da sempre. Non mi han messa a fare bassa manovalanza ma mi hanno subito inserita nel processo produttivo, preparando torte da 2mila sterilne».


Quindi sei tornata in Italia…
«Esatto, per motivi anche personali ho deciso di tornare, sentivo che a Londra avevo fatto quello che volevo. Qui ho aperto la partita Iva e ho cominciato a lavorare prima su chiamata, quindi ho aperto un sito Web e vedendo che le cose andavano bene ho deciso di aprire un laboratorio, nato ad aprile 2012. Ci ho messo ben 8 mesi per ristrutturarlo e metterlo a nuovo».


Oggi è il tuo lavoro a tutti gli effetti…
«Sì, e sono contentissima. Gestisco io tutto in base a quel che riesco a fare, prendo un numero di ordini contenuto e anche l’apertura del negozio è limitata, di solito, a 3 giorni alla settimana, e nel periodo estivo terrò aperto solo la sera».


Ma per avviare la bottega hai avuto difficoltà?
«Non è stato semplice. Da noi la burocrazia è vecchia, ho avuto difficoltà per il fatto che la mia attività non è di pasticceria tradizionale, e per questo per i burocrati delle istituzioni sanitarie e amministrative non esiste, nel senso che non sanno in quale categoria collocarmi. Io ho scelto di aprire un laboratorio mini ma curatissimo, senza strafare ma con tutto ciò che è fondamentale».

E dal punto di vista economico?
«Io non ho avuto aiuti da nessun bando e per questo mi sono anche lamentata in Comune. Mi hanno risposto che purtroppo non ci sono fondi nonostante io sia giovane e sia donna, e abbia aperto un’attività in centro. E sì che Ravenna è candidata a capitale europea della cultura del 2019. Mi è spiaciuto molto, nonostante le istituzioni mi siano state molto vicine, non avere avuto delle sovvenzioni».


E non ti manca il mondo accademico?
«No, anzi per quel che ho potuto vedere io, penso che oggi in Italia la laurea non conti niente, a parte per le facoltà di Medicina, Ingegneria, Giurisprudenza e Architettura. Nell’ambito umanistico, invece, l’università non serve nel lavoro, servono invece competenze personali. Ne discuto spesso con i miei ex compagni di Scienze della Comunicazione: quando abbiamo iniziato sembrava la giusta mediazione tra la cultura e la specializzazione nei media, oggi invece vedo che solo i più intraprendenti hanno fatto qualcosa».


L’artigianato quindi può essere un’alternativa al non assorbimento dei laureati nel mercato del lavoro?
«Sì. L’unica cosa positiva della crisi è che ti porta così in basso che chi ha qualcosa da tirare fuori lo fa, e così emergono ragazzi che aprono attività nuove e originali, innovando ciò che già c’è. C’è da dire poi che in Italia l’artigianato è sempre stato un’eccellenza e ha sempre segnato la differenza rispetto agli altri Paesi».


La crisi però colpisce anche i mestieri artigiani…
«Sicuramente sì, e infatti bisogna inventarsi sempre qualcosa per stare a galla. Nel mio piccolo osservo la necessità dei clienti di risparmiare anche su cifre piccole o su lavori importanti, come le torte nuziali, su cui chiedono risparmi anche di soli 10 euro».

Articoli dell'autore
Autore Articoli
Articoli della categoria
Articoli della categoria
Articoli correlati
Articoli Correlati
Ultimi Articoli
Ultimi Articoli
Articoli più letti
Articoli più letti