Dove vanno i lavoratori interinali? “Il lavoro in somministrazione aumenta il grado di occupabilità a 6 mesi dalla prima missione”, e per molti lavoratori costituisce un canale d'accesso al lavoro stabile. Lo dice l'indagine Condizioni di lavoro e percorsi di lavoratori e lavoratrici interinali, condotta dall'Ires (Istituto Ricerche Economiche e Sociali, ) e presentata mercoledì 20 a Roma durante il convegno Il lavoro che c'è. Scenari e opportunità nella somministrazione organizzato da Ebitemp (Ente bilaterale per il lavoro temporaneo) e FormaTemp (Fondo per la formazione dei lavoratori insomministrazione, www.formatemp.it).La ricerca ha intervistato mille persone impegnate in una missione di lavoro in somministrazione tra maggio 2009 e maggio 2010 e 424 lavoratori che avevano una missione in corso nel 2007 al momento di una precedente indagine, prendendo in esame la totalità del loro curriculum lavorativo. Risultato: al termine dell'esperienza il 47% dei lavoratori risulta occupato con forme contrattuali diverse.
Sono favoriti i lavoratori più istruiti, che vivono al nord-ovest, operano nelle professioni tecniche e impiegatizie e hanno avuto un percorso lavorativo complessivamente «lungo e semplice», con poche esperienze di lunga durata e caratterizzate prevalentemente dalla regolarità. Per il 47% che dopo una missione rimane disoccupato, i fattori di svantaggio sono l'età più elevata (sfavoriti gli over 40) e un più basso livello di istruzione; pesa anche essere donne, vivere al Sud o nelle isole e avere un cv frammentato con molte esperienze brevi o irregolari.
Il rischio di restare «intrappolati» nei lavori temporanei è minore per i lavoratori qualificati, per cui l'interinale rappresenta un'opportunità di mobilità occupazionale. Per chi ha meno qualifiche o è stato espulso dal sistema produttivo durante la crisi, la somministrazione costituisce più che altro una breve opportunità di transitare di nuovo nel mercato. Ma il 42% dei «somministrati» conquista un lavoro a tempo indeterminato: succede soprattutto ai profili più specializzati, tecnici o intellettuali. Per molti di loro la somministrazione è stata un «periodo di prova» presso imprese che si sono servite delle agenzie interinali per selezionare nuovi lavoratori: il 54% lavora infatti nella la stessa azienda utilizzatrice in cui aveva svolto la missione.
La ricerca Crisi e fabbisogni formativi nella somministrazione, realizzata da Officine Sviluppo e Ricerca (OSR) identifica però un «buco» nella formazione dei lavoratori in prima missione. Su questo fronte, e sulla capacità di matching tra i nuovi target che si rivolgono alle agenzie per il lavoro e le aziende che cercano personale sempre più specializzato, si gioca la sfida per agenzie interinali ed enti di formazione.
Per quanto riguarda i dati complessivi del settore, nel 2011 le agenzie interinali italiane hanno inviato in missione 514.545 lavoratori, quasi 50mila in più rispetto al 2010, e i primi dati 2012 confermano un leggero incremento (+2,1% a gennaio-febbraio, rispetto allo stesso bimestre del 2011). Il IV Rapporto sull'evoluzione delle agenzie per il lavoro in Italia, curato dai professori Stefano Consiglio (università Federico II) e Luigi Moschera (università Parthenope), rileva anche che fra 2009 e 2010 il numero di filiali delle agenzie interinali è calato di circa 330 unità, e nel 2011 non è cresciuto nonostante nel triennio il fatturato sia aumentato del 35%.
Nell'era del Web 2.0 aumentano i candidati over 40, quelli molto scolarizzati e soprattutto i nativi digitali, con nuove abitudini nella gestione dei rapporti interpersonali: da agenzie e aziende si aspettano velocità, trasparenza, mobilità. Il 70% di loro ha un cv in rete, il 75% cerca offerte di lavoro online e il 12% sui social network, mentre l'11% ha già sostenuto colloqui via Skype. Le aziende ricevono, incrementando il recruiting via Web che conviene anche nei costi (ma attenzione: secondo dati Adecco, il 27% ha già escluso candidati a causa dei contenuti postati sui loro profili!).
In questo contesto, l'indagine Come cambia il mercato del lavoro somministrato grazie alla rete e al Web 2.0, dell'Osservatorio Centro Studi Ebitemp, prospetta alle agenzie per il lavoro 4 linee guida di evoluzione: personalizzazione (della user experience dei candidati che accedono ai siti di recruitment, ma anche delle selezioni e dell'offerta), multicanalità (integrare sinergicamente canali e strategie di comunicazione), innovazione (evoluzione organizzativa per snellire e rendere più efficaci i processi) e collaborazione/social based, con implementazione degli strumenti social perché lo scambio e la co-creazione di contenuti con i target di riferimento, candidati compresi, è fondamentale per rispondere ai bisogni di lavoratori e aziende.