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Venerdì 24 Maggio 2013

La Palestra di Walkonjob

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Mario Monti torna nella sua Bocconi per inaugurare l'anno accademico e promette "Torno presto"

di Paolo Beretta

L’inaugurazione dell’anno accademico è uno delle tradizioni bocconiane più sentite. Oggi (25 febbraio) è stata però una data ancor più densa di suggestioni. Ha segnato infatti il ritorno di Mario Monti da presidente del Consiglio, nell’università dove ha studiato e nella quale ha insegnato. E la lunga standing ovation che lo ha accolto all’ingresso in aula magna, è stata la manifestazione fragorosa del sostegno alla sua attività di governo.
In chiusura della cerimonia, quando Monti è salito sul palco, dopo un insistito applauso della platea, visibilmente emozionato perché era «la prima volta dal 1961 da invitato ospite quando venni a chiedere il modulo come studente». E dal suo intervento è sembrato inequivocabile la volontà di riprendersi la presidenza della Bocconi, non appena si concluderà quello che il premier definisce  «il temporaneo incarico di governo». Monti nel salutare gli studenti dell'ateneo milanese ha puntato su quello che è «il fiato innovatore dei giovani».

Prima dell’intervento di Monti, il rettore Tabellini e i professori Guatri e Marchetti hanno celebrato a vario titolo la storia e la tradizione della Bocconi. Ma il passato e il presente da soli, non bastano per mantenere l’eccellenza; tutti gli interventi dei relatori hanno spaziato ampiamente sul tema del futuro. Sentito da tutti gli studenti italiani, non meno da quelli della prestigiosa università milanese. D'altronde quale momento più propizio per fare un bilancio delle università italiane e per pensare alle strategie future?

Per il rettore della Bocconi, Guido Tabellini, la fiducia è l’elemento centrale sul quale fondare le scelte per il futuro e la Bocconi ha scelto di competere a livello internazionale, aprendosi alla concorrenza e lavorando per attrarre dall’estero è possibile grazie alla scelta di aprirsi, di valorizzare il merito e di attrarre talenti.  E dando un'occhiata ai numeri, sembra che la scelta sia ormai consolidata: il 34% delle docenze sono in lingua inglese e 45 sono i docenti con ampio curriculum internazionale entrati a far parte dell'università.

E’ ormai una realtà l’esistenza di una vera e propria corsa all’accaparramento dei migliori docenti anche per fruire di ricerche scientifiche e pubblicazioni all’avanguardia. Per tornare al caso della Bocconi, l’ingente cifra di 8 milioni incamerata dall’ateneo nel 2012 come finanziamento concesso con criterio competitivo dall’European Research Council (istituzione europea che valuta la qualità della ricerca scientifica delle università continentali), dimostra che anche in periodo di vacche magre, esiste la possibilità di reperire fondi per investire e fare ricerca, traendone un ritorno anche economico che continua ad alimentare un circolo virtuoso.
Il 17,3% dei laureati Bocconi trova così lavoro all’estero. Se poi si è frequentato percorsi specifici, come l’International Management, la percentuale sale al 43%.

Particolarmente rilevante la menzione che il rettore ha voluto fare per riconoscere l'impegno nell'innovazione della didattica dal Prof. Lorenzo Peccati, mitologica figura per tutti gli studenti delle precedenti generazioni di bocconiani che in lui hanno visto l'esigente e inflessibile maestro.  Anche chi scrive ha sostenuto con lui l'ultima interrogazione dell'ultimo esame (matematica finanziaria) ed è per questo che non stento a comprendere da dove originano i progressi nella didattica.

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