Al nostro sondaggio, tramite il sito, la newsletter, la nostra pagina Facebook, avete risposto in 500 esprimendo il vostro parere e fornendoci anche proposte per come migliorare il rapporto tra università e lavoro al fine di rendere i due mondi sempre più vicini.
La maggior parte di chi ha partecipato al sondaggio ha tra i 25 e i 27 anni (il 39,8%) e lavora già (42,5%), qualcuno precario,m qualcun altro studente lavoratore , chi fa addirittura due lavori (uno dal lunedì al venerdì e un secondo nel weekend) mentre finisce di studiare, chi è alla ricerca di una occupazione.
Alla domanda clou: Secondo te, l’università prepara in modo adeguato al mondo del lavoro? ecco come avete risposto:
1. no, dà una formazione troppo teorica e così nella pratica sai fare poco o nulla” (64,2%)
2. Sì, durante gli studi ho avuto la giusta preparazione teorica e pratica (11,6%)
3. Sì, grazie all’attività degli uffici stage & placement, dei career service, degli incontri con le aziende (10%)
4. Macché: il passaggio dagli studi al lavoro è stato veramente doloroso! (9,7%)
5. Non so (4,5%)
C’è chi è ottimista e non mette in dubbio il livello di apprendimento (“La preparazione è ottima ma non c'è contatto con il mondo del lavoro” ci dice uno dei nostri utenti), chi rincara la dose dicendo che “ci sono facoltà inutili, che non ti aprono la strada nel mondo del lavoro, soprattutto se correlate, in Italia, al mondo dell'arte”.
E poi c'è chi punta l’accento sulla propria voglia di fare e di emergere: “ho sempre lavorato parallelamente allo studio facendomi un po' d'esperienza; la mia posizione attuale è merito della mia intraprendenza e di un po' di fortuna, non dell'università”.
Interessanti poi gli aspetti che più hanno messo in crisi durante la prima esperienza lavorativa, dove ritorna ancora una volta la scarsa preparazione pratica:
1. l'impreparazione pratica (46,4%)
2. la scarsa conoscenza del contratto di lavoro, dei miei diritti e doveri (27,8%)
3. la scarsa comunicazione sulle mansioni da svolgere (19,6%)
4. la conoscenza richiesta delle lingue straniere (12,7%)
5. il dover fronteggiare situazioni impreviste o critiche (11,8%)
6. i ritmi di lavoro (9,5%)
7. il rapporto coi colleghi (8,5%)
8. il carico di lavoro (4,9%)
Difficoltà superate solo in parte dal 50% degli utenti, del tutto dal 38,2% e contro cui "combatte" ancora l’11,8%.
E cosa si è fatto durante gli anni di università. A cosa si è partecipato? Il 41,5% ha risposto al career day, altro dato interessante è l’attività dell’ufficio stage & placement a cui si è rivolto il 13,1% e quello delle esercitazioni pratiche durante le lezioni (10,5%). Invece – dato ancora più significativo – il 15,7% non ha preso parte né all’uno né all’altro né a seminari e conferenze sul mondo del lavoro, case history, incontri con referenti aziendali o professionisti (che erano le altre opzioni di scelta).
Molti i suggerimenti per migliorare lo stato di cose e anche le lamentele (“La conoscenza del mondo del lavoro è lasciata troppo all'iniziativa personale”). C’è chi invece consiglia “una netta distinzione su quello che si vuole fare: “Le università dovrebbero offrire percorsi almeno 2 percorsi ben distinti: uno più pratico(per futuri progettisti ed amministratori) e uno più teorico (per ricercatori)”. E infine chi non se la prende con l’università, ma lancia un appello alle aziende: ”Non credo debbano essere le Università a preparare al lavoro, non in senso stretto, almeno. Le Aziende, invece, dovrebbero offrire un opportuno periodo di formazione a tutti, indipendentemente anche dall'età”.
Cliccate qui per leggere cosa ne pensa la Confindustria del rapporto tra università e mondo del lavoro
28/09/2010
Cristina Maccarrone
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