Capacità di ascolto, empatia, voglia di relazionarsi con l’altro. Sono questi i requisiti di base di un buon counselor. Nel numero 8 di Walk on Job abbiamo parlato in un articolo delle professioni del counselor, appunto, e del coach. Ecco cosa ci ha raccontato Simona Stella (nella foto) (counselingmilano.wordpress.com), counselor milanese di 31 anni, diplomata all’istituto meneghino C.S.T.G., che si sta muovendo in questo settore…
Ciao Simona, domanda semplice ma basilare: come si diventa counselor?
«Per diventare counselor bisogna frequentare un corso di counseling: in genere durano 3 anni con frequenza nei week end, costano circa 2000 euro l’anno e prevedono almeno 150 ore tra teoria e formazione personale, almeno 60 ore di supervisione di gruppo svolta da uno psicoterapeuta, momento in cui ci si confronta sui casi, oltre a circa 40 ore di lavoro su se stessi, comprese nei 3 anni di corso, al tirocinio e al superamento dell’esame finale con una tesi a tutti gli effetti».
Una volta ottenuto il diploma, come ci si immette nel mercato del lavoro?
«Io mi faccio pubblicità con le locandine distribuite anche nelle farmacie e dal medico. Alcuni usano Facebook o un sito web personale. Per promuovere i miei progetti ho anche contattato le scuole di formazione professionale proponendo i miei percorsi via mail e al telefono».
Attualmente su cosa stai lavorando?
«Mi sto occupando, insieme a una collega, di un progetto rivolto alle estetiste iscritte a scuole professionali. L’idea parte dal fatto che riteniamo importante che le giovani estetiste sappiano come cogliere i problemi di cui parlano le clienti, e capire come relazionarsi al meglio con le varie tipologie di clienti. All’interno delle scuole professionali mancano moduli in tema di relazione tra professioniste e clienti, quindi abbiamo pensato di colmare questo gap per formare le ragazze sulla qualità di queste relazioni».
Molto interessante e utile. Ma si riesce a vivere di solo counseling?
«A mio avviso no, a meno di non essere molto conosciuti e noti. Tutti i counselor che ho conosciuto, a partire dai tutor delle scuole, svolgono questo mestiere come attività integrativa, magari affiancandolo al lavoro di psicologo, formatore, assistente sociale. Questo perché un percorso di counseling dura 10/15 sedute e dal tariffario all’ora si prende tra le 40 e le 80 euro, di conseguenza per vivere di questo mestiere, svolgendolo privatamente, bisogna avere molti ma molti clienti».
Tu, oltre che di questo progetto, di cosa ti occupi?
«Lavoro anche in una scuola occupandomi di relazioni d’aiuto per gli studenti. In futuro mi piacerebbe occuparmi di risorse umane a 360 gradi all’interno di un’azienda».
In cosa si differenzia il counseling dal coaching?
«Nella mia visione del coaching e per la mia esperienza, entrambi dovrebbero lavorare sul potenziale di una persona, ma mentre il coaching ti "pompa”, il counseling lavora più dall’interno e ti vuota affinché tu ti riempia di te stesso».
E rispetto alla psicologia e alla psicoterapia?
«I counselor lavorano sulla parte sana del cliente, sui nodi, i problemi, i disagi quotidiani che non sfociano nella patologia. Per questo il counseling si sviluppa in un percorso breve, di una decina di sedute, e affronta un problema alla volta, concreto, a differenza ad esempio dei percorsi lunghissimi e costosissimi della psicoterapia che scava ancora più a fondo e segue anche le patologie».
Cosa vuol dire per te essere counselor?
«Significa scoprire il potenziale inespresso di chi ho davanti facendo leva su di questo per riuscire a risovlere problemi quotidiani. Insieme, io e il cliente, individuiamo le parti di sé che ignora, quelle con cui può esprimere se stesso».
07/12/2011
Elisa Di Battista
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.